LA LEGITTIMA DIFESA DOMICILIARE

In estrema sintesi con questa recentissima riforma, in attesa di promulgazione, viene ampliata la possibilità di riconoscere la sussistenza della legittima difesa nei casi di reazione della vittima al suo aggressore, ove vi sia stata intrusione nei luoghi di domicilio della vittima. L’intento del legislatore è quello di attenuare notevolmente le conseguenze sfavorevoli per colui che si difende da un’aggressione nel proprio domicilio. Obiettivo questo che si raggiunge attraverso una triplice azione:

  1. a) esclusione della responsabilità penale;
  2. b) esclusione/limitazione della responsabilità civile;
  3. c) alleggerimento del peso del procedimento penale, che resta inevitabile.

Sono noti alla cronaca episodi di reazione violenta ad una rapina in casa o nella propria attività commerciale che hanno determinato un ribaltamento della posizione vittima-carnefice: il rapinato che uccideva o feriva il delinquente entrato in casa veniva imputato di omicidio o lesioni gravi, doveva spendere soldi per un avvocato per difendersi nel processo penale e magari, se nel corso del processo non riusciva a provare determinati requisiti di proporzionalità della reazione alla aggressione, veniva anche condannato, o comunque veniva ritenuto responsabile sul piano civilistico e obbligato a risarcire il danno in denaro in ipotesi di eccesso colposo di legittima difesa. In corsivo abbiamo evidenziato gli effetti di questo intervento legislativo.

Tecnicamente vediamo di spiegare meglio e facciamo un breve excursus sulla scriminante in questione.

Cos’è la legittima difesa ?

 La legittima difesa (art. 52 c.p) è una scriminante o esimente e comporta la non punibilità del soggetto quando è costretto a difendersi da un pericolo imminente di offesa ingiusta, per se stesso o per altri, purché la difesa sia proporzionata all’offesa. Pertanto in tali casi la difesa è l’unica opzione possibile per il soggetto considerate le condizioni di imminenza o di prossimità con cui si verifica l’offesa.

Dunque i presupposti della legittima difesa sono i seguenti:

– l’insorgenza di un pericolo attuale di offesa vale a dire quando la difesa è contestuale o prossima o immediatamente successiva all’offesa ricevuta,

– una reazione con cui ci si difende, che deve essere necessaria in quanto non è possibile evitare l’offesa

– e il rapporto di proporzionalità tra difesa e offesa.

L’offesa ingiustamente ricevuta può consistere in una minaccia ovvero in un comportamento contrario a legge.

L’eccesso colposo di legittima difesa

L’art. 55 c.p. prevede che, quando vengono commessi i fatti previsti dagli artt. 51, 52, 53 e 54 (quindi anche in  caso di legittima difesa), se vengono superati colposamente i limiti previsti da legge o dall’Autorità ovvero imposti dalla necessità, “si applicano le disposizioni concernenti i delitti colposi, se il fatto è preveduto dalla legge come delitto colposo”. Pertanto si verifica l’eccesso di legittima difesa quando il soggetto ha una reazione smisurata rispetto al pericolo di offesa, comportando il venire meno del presupposto di proporzionalità tra difesa e offesa.

Legittima difesa putativa

 Nel caso in cui il soggetto agisce, credendo per errore di fatto di essere minacciato, commette legittima difesa putativa. Pertanto il soggetto commette un errore scusabile di valutazione dei fatti in quanto non sussiste oggettivamente il pericolo di un’offesa ingiusta (così come previsto in caso di legittima difesa). Quindi a causa dell’errore di valutazione il soggetto è convinto di trovarsi in pericolo attuale di offesa ingiusta.

L’ errore scusabile per essere considerato deve fondarsi su un qualche fatto che “abbia la possibilità di determinare nell’agente la giustificata persuasione di trovarsi esposto al pericolo di un’offesa ingiusta”. (Cassazione cfr. sentenza n. 28224/2014)

 Attuale riforma della legittima difesa

 L’attuale riforma della legittima difesa riguarda il suo ambito di applicazione nell’ottica di determinare un ampliamento dei casi in cui detta scriminante viene riconosciuta. Viene posta attenzione alla c.d. difesa domestica e all’ eccesso colposo di legittima difesa domestica. Si interviene sulla responsabilità civile. Si introduce il gratuito patrocinio.

In merito alla difesa domestica viene disposto che se un soggetto, trovandosi nella propria abitazione o dimora privata, utilizzi un’arma per difendere la propria o altrui incolumità ovvero i propri o altrui beni contro un pericolo di aggressione, non è punibile in quanto viene sempre riconosciuto il presupposto della proporzionalità tra difesa e offesa. Ma v’è di più: il nuovo quarto comma dell’art. 52 sembrerebbe estendere ancora di più la portata innovativa della norma introducendo una vera e propria presunzione di legittima difesa non solo con riferimento al requisito della proporzionalità ma anche con riferimento ai requisiti di attualità del pericolo e necessità della reazione Orbene, questa interpretazione ha già destato forti sospetti di incostituzionalità con riferimento al rango tra i beni costituzionalmente tutelati: la vita e l’incolumità della persona da un lato rispetto ai beni patrimoniali dall’altro. Una lettura costituzionalmente orientata della norma, sulla scia della giurisprudenza prevalente, renderebbe vana la portata innovativa della riforma, mentre una lettura in linea con il cambiamento voluto dal legislatore dovrebbe portare il Giudicante a sollevare una questioni di legittimità costituzionale.

Per quanto riguarda l’eccesso colposo di legittima difesa, sempre nei casi di intrusione nel domicilio, la riforma ha modificato l’art.55 c.p. ( vedi parafo 2 ) escludendo la punibilità verso coloro i quali  superano i limiti della legittima difesa in quanto hanno agito “ in condizione di grave turbamento derivante dalla situazione di pericolo in atto ”. Pertanto chi si difende con un’azione sproporzionata, rispetto all’offesa, non viene punito per delitto colposo nel caso in cui ha agito spinto da un grave turbamento dovuto al pericolo d’offesa. L’esenzione da responsabilità penale è legata a due diverse situazioni, tra di loro alternative, in cui si deve trovare l’agente: una minorata difesa ex art. 61, co. 1, n. 5 c.p. ovvero un grave turbamento psichico derivante dalla situazione di pericolo in atto.

Sulla responsabilità civile, fermo restando che nel caso in cui il soggetto venga assolto in sede penale per i fatti commessi per legittima difesa, è esclusa le responsabilità civile del medesimo, la novità introdotta riguarda piuttosto l’obbligo del risarcimento del danno in ipotesi di eccesso colposo di legittima difesa c.d. domiciliare, per cui ora, nelle suddette fattispecie in cui il rapinato ad esempio reagisca in modo eccessivo e la sua condotta configuri un eccesso colposo di legittima difesa,  egli non è più obbligato a corrispondere il risarcimento integrale dei danni provocati al rapinatore ma una più lieve indennità,  la cui misura è rimessa all’equo apprezzamento del giudice, tenuto altresì conto della gravità, delle modalità realizzative e del contributo causale della condotta posata in essere dal danneggiato.

Oltre a ciò la riforma riconosce il patrocinio a spese dello Stato in favore dei soggetti verso i quali sono stati disposti l’archiviazione, il proscioglimento o il non luogo a procedere per i fatti commessi per legittima difesa o per eccesso colposo di difesa. Anche qui però il clamore per la portata innovativa della norma va attenuato in considerazione del fatto che comunque prima di giungere ad una pronuncia di archiviazione o di proscioglimento o non luogo a procedere, il soggetto che si trova imputato per aver reagito ad una rapina deve comunque anticipare di tasca propria le spese iniziali dell’avvocato, per la consulenza, studio della questione o degli atti di indagine, attività difensiva fino alla eventuale e successiva pronuncia favorevole e che l’onorario dell’avvocato potrebbe comprendere attività opportune sebbene non necessarie concordate con l’assistito che il Giudice potrebbe non liquidare e che restano comunque a carico della persona.

Dott.ssa Fabiola Fiorini/Avv. Letizia Quintiliani

 

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