Messa alla prova per maggiorenni

La sospensione del processo con messa alla prova è una modalità alternativa di definizione del processo, attivabile sin dalla fase delle indagini preliminari, mediante la quale è possibile pervenire ad una pronuncia di proscioglimento per estinzione del reato, laddove il periodo di prova cui acceda l’indagato / imputato, ammesso dal giudice in presenza di determinati presupposti normativi, si concluda con esito positivo.

Ai fini dell’ammissione dell’istituto il legislatore ha previsto requisiti formali, a tutela della volontarietà della scelta, e presupposti applicativi sia di natura oggettiva sia di natura soggettiva, che sottendono valutazioni di compatibilità dei reati o delle tipologie di delinquenza con l’istituto in questione.

In particolare, quanto ai primi, occorre che:

I. La richiesta sia formulata dall’indagato/imputato, oralmente o per iscritto, personalmente o a mezzo di procuratore speciale, con sottoscrizione autenticata in caso di conferimento della procura speciale: la ratio della procura speciale si rinviene evidentemente nella necessità, in capo all’indagato/imputato, di consapevolezza dei contenuti afflittivi della prova e della mancanza di un accertamento nel merito della responsabilità. La richiesta in questione deve essere corredata di un programma di trattamento elaborato dall’Ufficio esecuzione penale esterna competente per territorio, ovvero da un’istanza rivolta al medesimo Ufficio e finalizzata alla sua elaborazione: tanto, in ragione dei termini estremamente brevi, come si vedrà, in cui è possibile avanzare istanza d’accesso all’istituto.

Per ciò che concerne i presupposti oggettivi e soggettivi il legislatore ha previsto che:

II. La richiesta si riferisca a un reato punito con la pena pecuniaria, con la pena detentiva fino a quattro anni ovvero a un reato che rientra fra quelli previsti dall’art. 550, comma 2, c.p.p. di competenza del tribunale monocratico con citazione diretta a giudizio

III. La domanda provenga da chi non sia stato dichiarato delinquente o contravventore abituale, professionale o per tendenza, da colui al quale non sia stata già concessa e poi revocata, ovvero da colui al quale non sia stata concessa con esito negativo: ipotesi, tutte queste considerate, cui è sottesa, rispettivamente, in radice (per i tipi di delinquente) o nel caso concreto (per la revoca e l’esito negativo) una valutazione di immeritevolezza delle opportunità offerte con l’accesso originario o ulteriore all’istituto.

Fra i presupposti soggettivi non è contemplata, unitamente alle tipologia di delinquenza qualificata enunciate, la recidiva né è previsto che l’interessato per accedere all’istituto debba ammettere le proprie responsabilità: a quest’ultimo riguardo non potrebbe peraltro non evidenziarsi come la confessione sarebbe in sé incompatibile con la disciplina dell’istituto considerato che in caso di esito negativo della prova o di revoca della stessa il processo riprende e prosegue dalla fase in cui è stato interrotto sicché l’eventuale ammissione di responsabilità porrebbe evidenti problemi di tensione con le garanzie dell’imputato ritornato sub iudicio.

La messa alla prova consiste in concreto nello svolgimento degli impegni indicati nel programma di prova predisposto dall’indagato/imputato di concerto con l’ufficio esecuzione penale esterna competente per territorio, ovvero, quello del luogo di residenza o domicilio dell’indagato imputato, programma che sia stato ritenuto idoneo dal giudice o da questi modificato con il consenso dell’interessato.

Il lavoro di pubblica utilità non deve pregiudicare le esigenze di studio, lavoro, famiglia e salute dell’imputato e deve essere disposto per una durata giornaliera non superiore ad otto ore e per un minimo di dieci giorni, anche non continuativi; non è contemplata, la durata massima ancorché tale possa ritenersi la durata prevista per la prova, ovvero un anno, nel massimo, quando si tratti di reati puniti con pena pecuniaria, due anni, nel massimo, quando si tratti di reati puniti con pena detentiva.

Il problema che pone il lavoro di pubblica utilità è quello della concreta operatività, allorquando non vi siano oggettive possibilità presso le categorie di enti previste dalla legge disponibilità che tengano conto delle professionalità e attitudini dell’imputato. Deve ritenersi, tuttavia, che tale evenienza non possa precludere l’accesso al rito qualora l’imputato si sia attivato per tempo e seriamente per trovare l’occasione lavorativa senza riuscirci, procedendosi all’approvazione del programma con le altre prescrizione imposte ove ritenute idonee.

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