Ai sensi dell’art. 648 c.p. commette il reato di ricettazione chi “Fuori dei casi di concorso nel reato, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, acquista, riceve od occulta denaro o cose provenienti da un qualsiasi delitto, o comunque si intromette nel farle acquistare, ricevere od occultare…” La ratio della norma è quella di evitare che persone diverse dall’autore materiale di un delitto possano trarre vantaggio economico da un reato commesso da altri, aggravando, così, il pregiudizio già provocato dal precedente reato e rendendo ancora più difficoltoso il recupero del bene stesso. Il delitto presupposto non deve essere stato necessariamente accertato con sentenza, né con riguardo al profilo soggettivo (la identificazione di persone che lo hanno commesso) né sotto il profilo oggettivo (accertamento dell’esatta fattispecie delittuosa), essendo sufficiente che la sua sussistenza risulti in modo logico, sulla base di fatti oggettivi, al giudice chiamato a conoscere della ricettazione. E’ necessario che il ricettatore non abbia partecipato in alcun modo al delitto presupposto che, oltretutto, non deve necessariamente essere un delitto contro il patrimonio.
Ai fini della configurabilità del delitto di ricettazione si richiede il dolo specifico consistente nella certezza della provenienza del bene da un delitto; la sussistenza della coscienza e volontà di porre in essere il fatto materiale e il fine di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto. E’ opportuno precisare che non è necessario che la conoscenza della provenienza delittuosa del bene si estenda alla precisa cognizione delle circostanze di tempo e di luogo del reato presupposto, essendo sufficiente la convinzione di acquistare cose di provenienza delittuosa (Cass. II 16-12-97 n. 18034).
Discorso a parte merita, invece, la ricettazione di un assegno bancario, soprattutto riguardo al concetto della conoscenza della provenienza delittuosa del suddetto. L’assegno bancario, infatti, possiede per sua stessa natura, i segni evidenti del legittimo possesso altrui. Seguendo tale logica il possesso di moduli di assegno, beni comunque fuori commercio ed incedibili prima della loro completa compilazione da parte del titolare del relativo conto corrente e la loro circolazione e ricezione al di fuori delle regole relative alla circolazione dei titoli di credito, presuppone una certa consapevolezza della loro provenienza illecita, rappresentando un sicuro e grave indizio capace di assurgere a dignità di piena prova soprattutto in assenza di una plausibile giustificazione. Ancor più se si riflette sul fatto che per quanto riguarda il delitto presupposto sussiste il delitto di furto e non quello di appropriazione di cose smarrite, tutte le volte in cui il bene conservi i segni evidenti del legittimo possesso altrui.
Il dolo del reato di ricettazione di un assegno bancario, è altresì evidenziato dalla circostanza dell’avvenuta compilazione dell’assegno rubato da parte dell’agente che indichi come intestatario un soggetto completamente estraneo al rapporto cartolare. Non può invece ritenersi integrato il reato di ricettazione quando il soggetto prenditore invece di intestare l’assegno direttamente ad un terzo trattario, compaia nella transazione dimostrando, dunque, mancanza dell’intento di occultamento della propria persona per l’incasso del titolo.
Al comma due dell’art. 648 è prevista la circostanza attenuante speciale della particolare tenuità del fatto, introdotta dall’art. 15 della L. 152/1975, applicabile anche nel caso di ricettazione di assegno bancario. Per la sua applicazione occorre valutare nel complesso l’episodio criminoso in tutte le sue componenti oggettive e soggettive, compresa la personalità dell’agente (prendendo così in considerazione tutti i criteri dell’art. 133 c.p.). Se poi l’importo dell’assegno presentato all’incasso è una cifra di modesta entità può applicarsi l’ulteriore attenuante di cui all’art. 62 n.4 c.p. ; questo in quanto è opinione pressoché pacifica la possibilità di coesistenza e compatibilità tra le due attenuanti di cui sopra, a condizione che la valutazione del danno patrimoniale sia rimasta estranea al giudizio sulla particolare tenuità del fatto. In caso contrario l’attenuante comune verrebbe assorbita nell’ipotesi attenuata del capoverso dell’art. 648 c.p.

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